Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo

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Il 2 aprile, Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo è appena passata. I social network sono già invasi di foto e video che documentano le tante manifestazioni che si sono tenute nelle piazze di tutta Italia e del mondo, impreziosite da monumenti e palazzi illuminati di blu. E lasciatemi dire con una nota d’orgoglio, che la serata di Palermo, tenutasi al teatro Politeama Garibaldi e arricchita dall’autorevole presenza in platea del Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha posto ancora una volta una pietra miliare nel percorso di acquisizione di nuova consapevolezza sul problema da parte dell’opinione pubblica nazionale.

Ma nonostante tutto questo, non si ferma nemmeno oggi l’annosa questione, posta incomprensibilmente proprio da noi genitori (come se non bastassero già i problemi che Natura ci ha dato da gestire ed avessimo energia avanzata da sprecare in una così futile questione). Continuiamo imperterriti a scrivere e postare, ora favorevoli ad una posizione ora all’altra, il cui senso suona pressappoco così:
“ IL 2 APRILE E’ OGNI GIORNO, I NOSTRI FIGLI SONO AUTISTICI OGNI GIORNO, NON BASTA SOLO UNA KERMESSE MEDIATICA, I PROBLEMI DEI NOSTRI FIGLI SI RISOLVONO CON I FATTI E NON CON LE PAROLE”
contro
“IL 2 APRILE E’ UN MOMENTO IMPORTANTE DI RIVENDICAZIONE, DOBBIAMO DARE VOCE AI NOSTRI FIGLI, DOBBIAMO GRIDARE AL MONDO IL NOSTRO DISAGIO, OCCORRE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA”.
Certo, la mia premessa lascia pochi dubbi sulla mia posizione in merito, ma il punto non è se siamo d’accordo con l’una o l’altra posizione o fare la conta dei favorevoli o contrari al 2 aprile: il punto è capire se la questione ha di fatto un senso oppure no. Nemmeno mi appassiona sapere o scoprire chi ha torto o chi ha ragione, perchè a ben leggere è difficile dare torto o ragione agli uni o agli altri. Ma allora come se ne esce? Provo a farlo una volta per tutte, riflettendo e sorridendo, perchè man mano che penso e analizzo i volti, gli sguardi e le parole dei vari sostenitori di una posizione o dell’altra, scusatemi se vi sembrerò superficiale, ma a me viene da ridere. Poi passata la fase dell’ilarità cerco seriamente di trovare una parola che metta fine a tutto questo. Penso , nel mio piccolo, di averla trovata: IMPEGNO.
Già, la questione non è se il 2 Aprile serve o no, ma se noi genitori siamo disposti ad impegnarci fattivamente e attivamente perchè i problemi dei nostri figli possano trovare una soluzione. E non importa se l’impegno lo profondiamo solo il 2 aprile o per il 2 aprile, o in attività associative di un giorno alla settimana o di tutti i giorni dell’anno. Quello che importa è se siamo disposti a farlo. E non venite a dirmi: “io sono genitore, faccio già mille cose per mio figlio, devo pure lavorare, sono sola/o, non ho tempo per me stessa/o figuriamoci per l’associazione o per l’impegno”, perchè anch’io sono un genitore, anch’io ho un lavoro, anch’io ho impegni e interessi che non sono soltanto quelli inerenti l’autismo. Non contesterò certo la vostra assenza, ma di certo non consentirò che contestiate il mio impegno, soprattutto se, grazie a questo impegno qualcuno di voi riuscirà domani o tra un’anno, ad accedere a servizi o a riacquisire diritti che sembravano perduti e dimenticati.
Qualche giorno fa Michele Scarpa, amico e presidente della associazione Teacch House Onlus di cui mi onoro di far parte, mi diceva dopo l’ennesima delusione per uno dei risultati non ancora raggiunti (non sempre si vince, alle volte si segna il passo): “Francesco, ma chi ce lo fa fare? Spendiamo ore ed ore ogni giorno e poi dobbiamo sentire pure le lamentele degli altri genitori”; in quell’istante non ho saputo rispondere adeguatamente, confesso che ero d’accordo con lui, ma dopo pochi minuti un genitore di un ragazzo autistico grave ci ha parlato dei problemi di suo figlio e della mano d’aiuto che chiedeva. Ed è arrivata la risposta al momento di stanchezza dei minuti precedenti, immediata, forte, come un pugno allo stomaco: noi lo facciamo per noi stessi e per quelli che non possono o non vogliono impegnarsi, anche per quelli che ci contestano o che non credono nelle parole ma solo nei fatti concreti che però non contribuiscono a realizzare.
Beh, sono certo che su questa riflessione, qualcuno troverà ovviamente da ridire. E che sia, deve essere così, mi preoccuperei se non fosse così. Ma almeno, insieme alla critica, lasciate anche un segno di rispetto per ciò che facciamo.
E se poi, un giorno, vorrete venirci a dare una mano, scrivete, telefonate, messaggiate, whatsappate, non necessariamente alla nostra associazione, ma a qualsiasi tra le tante che si adoperano nei vari campi di rivendicazione, istituzionali o di attivazione di servizi. Vi accoglieremo a braccia aperte, perchè abbiamo tanto lavoro da fare insieme. Ce n’è per tutti.

di Francesco Prestigiacomo